Sopravvivenza: quando i brand sfruttano la nostra paura dell’apocalisse

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Sopravvivenza commercializzata: tra previsione e opportunismo

Davanti all’imponente struttura dello stand Bünkl, una folla curiosa si raduna per entrare in questo spazio di sopravvivenza di 15 m², progettato per resistere a qualsiasi forma di minaccia, sia nucleare che chimica. Karim Boukarabila, fondatore di Bünkl, ha assistito a un aumento significativo dell’interesse per questi alloggi dall’emergenza Covid. Riflette la crescente paura delle persone nei confronti di varie piaghe, come il terrorismo o disastri industriali come quello di Beirut. Sebbene il costo per accedere a questa promessa di sicurezza sia di 100mila euro, il mercato, ancora agli inizi, attira un pubblico preoccupato ma non disconnesso dalla realtà.

Il risveglio dei ‘preppers’ francesi

Sempre più cittadini francesi si preparano a scenari allarmanti, senza necessariamente adottare una mentalità di sopravvivenza. È più probabile che si descrivano come persone che pianificano in anticipo o cercano l’indipendenza. Che si tratti di conservare cibo o di apprendere abilità di vita in natura, la loro presenza è notevole a Survival Expo, dove incontriamo naturalisti e appassionati di armi.

Il survivalismo, un movimento emerso negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, si è sviluppato in risposta a una serie di pericoli quotidiani. Tuttavia, Bertrand Vidal, esperto in materia, ricorda che il lato apocalittico rimane saldamente radicato, alimentato dall’attuale crisi sanitaria e ambientale.

Sopravvivenza, una nuova fonte di influenza

Popolare Grazie a successi televisivi come “Koh-Lanta”, il concetto di sopravvivenza sta guadagnando attenzione sui social media. Alexis Brus, un ex soldato diventato influencer, è l’emblema di questo successo. Eléonore Lluna, a sua volta, propone percorsi formativi che vanno dall’introduzione alla sopravvivenza fino a esperienze di immersione su un’isola deserta, in risposta alla crescente domanda di resilienza e autonomia.

Tra gli specialisti dell’attrezzatura, marchi come Decathlon e Au Vieux Campeur stanno cavalcando l’onda del bushcraft, insegnando uno stile di vita autonomo nella natura selvaggia che è diventato parte integrante del movimento survivalista.

Il mercato dell’autonomia: innovazione e qualità

Il settore outdoor si è arricchito della richiesta di prodotti robusti e di alta qualità, spesso derivati ​​da equipaggiamenti militari successivamente adattati all’uso civile. Ciò è particolarmente vero per i coltelli originariamente sviluppati per le unità francesi d’élite e ora venduti dai sopravvissuti al grande pubblico.

Il delicato equilibrio dei marchi tra sicurezza ed etica

Aziende come Terräng MP-Sec France beneficiano finanziariamente di questa tendenza, ma fanno attenzione a non associare i loro prodotti a gruppi paramilitari o ideologie estreme.

L’aumento dei cibi liofilizzati e dei kit di sopravvivenza

Le vendite da parte delle aziende alimentari liofilizzate sono in forte espansione, così come i “kit kata”, progettati per situazioni di emergenza che un tempo erano riservati ai diportisti o alle ONG e ora sono popolari tra un pubblico più ampio. Anche le istituzioni educative e le istituzioni comunali sono interessate alla prevenzione delle crisi.

Ecco perché il governo francese insiste nel fornire pacchetti di emergenza. La sopravvivenza non è più un concetto lontano, ma integrato nell’immaginario collettivo, un mercato in crescita dove si intrecciano questioni pratiche e paura di un futuro incerto.

Gli insegnamenti di Eléonore Lluna, influencer dell’autonomia

Eléonore Lluna, figura importante nel panorama della sopravvivenza, è passata da infermiera ad allenatrice di sopravvivenza. È prolifica su Instagram e condivide le sue esperienze di vita indipendentemente dalla società. I corsi offerti da Time on Target e le sue pubblicazioni sulla rivista Survival democratizzano le pratiche di sopravvivenza.

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